
Grande attesa per la tappa fiorentina del suo tour. «La mia famiglia? Mamma De Filippi, e gli zii Pausini»
A volte si vive la vita così di corsa, così intensamente, da avere l’impressione che le cifre scritte sulla carta di identità non ti assomiglino più. Lo dimostra anche quando canta, con quella voce bassa e ricca di «graffi» nel timbro. Ma soprattutto quando parla: Marco Carta non sembra proprio un ventitreenne alle prime armi ma un artista consumato dal tempo. In un anno ha trionfato in televisione con Amici e poi a Sanremo. Oggi ringrazia i fan che lo hanno sostenuto: «Questo secondo disco, La forza mia, è per loro, è una dedica, per tutto l’affetto e la vicinanza che mi hanno dimostrato». Incide una canzone per fare «un esame di coscienza» (Prima di te). E parla di amori e dolori tormentati e finiti col tono di chi ha una pesante esperienza emotiva da sciogliere nei ricordi (Vorrei tenerti qui). Eppure «no, non penso di avere una particolare maturità, né di stare bruciando le tappe della mia crescita emozionale – racconta – forse se si ascolta una o due canzoni, si può avere l’impressione che siano brani troppo “adulti”, ma il disco, nella sua interezza, è quello di un ventitreenne, spensierato».
IL CONCERTO AL MANDELA - Il 24 maggio sarà al Mandela Forum di Firenze in concerto con il suo doppio disco d’oro La forza mia. E la sua forza proviene tutta «dalla gente che me la dà, il loro amore e l’accoglienza incredibile che ha avuto il mio primo album: che il secondo fosse tutto per loro è stato sempre il mio primo pensiero». L’altra faccia di Marco Carta lo riporta invece all’infanzia, a quella famiglia che la sorte gli ha sottratto quando era troppo piccolo. Maria De Filippi è vista come una figura materna che lo ha seguito in tutto il processo di crescita: «È stata ed è una figura molto importante, la sua presenza l’ultima sera all’Ariston è stata come la chiusura di un cerchio, psicologicamente ed emotivamente è indispensabile per me, mi ha dato tanta forza, un grande aiuto morale, le bastava anche solo uno sguardo». E poi c’è la «famiglia » Pausini, che lui chiama «gli zii». Il padre di Laura, Fabrizio Pausini, è presente nei cori del brano Resta con me. Anche la stessa Laura capitava spesso nel suo studio di registrazione, mentre incideva, per sostenerlo. E poi c’è la figura fondamentale di Paolo Carta, non parente ma solo omonimo, nonché chitarrista e fidanzato della celebre cantante, produttore artistico de La forza mia. «Eh sì, sono come degli zii – sorride Marco – Una famiglia normalissima, molto più di quanto si possa pensare, prodighi di consigli, mi hanno dato tanto, ma quello che loro significano per me non lo posso raccontare, me lo tengo dentro come un segreto». Certo è che «è nata da subito un’alchimia incredibile, una compatibilità reciproca inaspettata, soprattutto con Paolo perché siamo entrambi dei gran giocherelloni».
IL SOGNO REALIZZATO - Ripensa all’infanzia, agli inizi, ai sogni. «Dentro di me convivevano un grande desiderio di esplorare il mondo della musica e la consapevolezza che non si potesse mai avverare questo sogno, nonostante la grande fiducia e la mia proverbiale testardaggine ». Gli anni della crescita sono stati «anni difficili, perché ho avuto meno agi degli altri ragazzi, ma quello che ho fatto è la dimostrazione che se ti ci metti d’impegno, nulla è impossibile». Ora è un big. Non lo dice solo il palco di Sanremo. Lo dicono le vendite e i riconoscimenti dei colleghi. «Sì, certo, ci sarà sicuramente qualcuno che sparla alle mie spalle, ma nessuno lo ha ancora fatto davanti ai miei occhi ». Occhi che invece hanno incontrato «la solidarietà, la stima, i consigli di molti colleghi più esperti, come Pupo, Paolo Belli, la stessa Laura Pausini, e poi Michele Zarrillo che mi ha pure detto “sei il futuro potenziale rappresentante dell’Italia della musica”». Nel mezzo c’è stato Amici. A Sanremo c’era anche la livornese Karima, sempre della scuderia di Maria De Filippi, ma solo Marco Carta è stato subito preso tra i big, «saltando » la gavetta da «nuove promesse». Disparità che hanno ovviamente creato malumori, dissapori, polemiche. «Non gli rispondo neanche – taglia corto il vincitore del Festival – parlano i fatti al posto mio». Ora c’è solo da guardare al futuro. E anche se «non mi ispiro a nessuno, non ho modelli », Marco ha chiaro in mente cosa vuole fare e quali sono i suoi punti di riferimento: «In Italia Alex Baroni, all’estero Michael Bolton». E infine un desiderio di cambiamento, finora solo nel cassetto: «Mi piacerebbe buttarmi nel pop-rock, ma è presto, per adesso va bene così».
Edoardo Semmola
fonte http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/spettacoli/2009/17-aprile-2009/carta-canta-la-mia-forza-mia-famiglia--1501196483599.shtml
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