giovedì 8 agosto 2019

Il posto del cuore


Mi ci sono voluti “solo” 6 giorni per trovare le forze e le parole (o almeno spero di averle trovate) per parlare della prima data di questo tour.
L’insieme di casualità, coincidenze, allineamenti che si sono messi in gioco questa volta, per portarci a questa data, ha davvero qualcosa di assurdo, e dire che di cose assurde me ne sono capitate un sacco negli ultimi anni!
Ricordo ancora benissimo quando alla fine dello scorso tour io e Marta ci siamo guardate e ci siamo dette “ma se il prossimo tour comincia mentre sono a Milano come facciamo?”. Ricordo perfettamente tutte le volte in cui ce lo siamo ripetute durante l’inverno. Ricordo il senso d’impotenza per non poterci essere durante i firmacopie in Sardegna, e il continuo pensiero di come mi sarei sentita se fosse successa la stessa cosa per un concerto. Ma ricordo anche perfettamente come, alla fine di tutto, anche da lontano, a quel firmacopie a Cagliari io ci sia stata, nonostante tutto. E forse già allora avrei dovuto capire che qualcosa nell’universo si sarebbe allineato per darmi la possibilità di poter essere presente almeno ad una data di questo Bagagli Leggeri Tour.
Marta Porru Photographer
Ricordo il senso di ansia quando ho saputo di dover partire per la Corea per lavoro. Perché sì, insieme alla felicità immensa e alla gratitudine, c’è stata anche un po’ d’ansia. Ma ricordo ancora più lucidamente l’incredulità nel vedere annunciata la data di Perfugas il 2 agosto, esattamente 2 giorni dopo il mio rientro già previsto da mesi.
Perché sapevo che non ci sarebbe mai potuto essere un modo migliore per tornare a casa.
Perché sapevo che, in quel modo, sarei tornata a casa a tutti gli effetti.
È incredibile come, nonostante tutto cambi continuamente e la vita evolva e si cresca, ci siano cose che sembrano rimanere immutate nel tempo. Ritrovarmi, ancora una volta, in macchina con Marta verso una nuova meta dove avrei ritrovato tutti i miei visi preferiti è senza dubbio una di quelle.
Questa data è stata davvero come tornare a casa, in ogni senso possibile e immaginabile.
È stato tornare in Sardegna, anche se per una volta le due cose non erano collegate.
È stato tornare dalla mia famiglia. Anzi, dalle mie famiglie. Da quella di sangue, che mi mancava più di quanto credevo fosse possibile. E da quella che mi sono costruita negli ultimi 12 anni, e che si è rafforzata negli ultimi 2 anni in un modo che ancora fatico a realizzare.
È stato tornare ai negozi dei cinesi per comprare qualunque cosa ci venisse in mente per rendere le scenografie speciali come sempre (questa volta con qualche difficoltà in più, ma ne faremo tesoro).
È stato tornare attaccata alla transenna, con accanto a me la mia famiglia, e di fronte Marco. E già questo dovrebbe bastare per capire il senso di pienezza che ho provato nell’attimo in cui tutto è iniziato. Ma so che non è così. So che non basta. So che non si può capire. E se da un lato ancora oggi mi dispiace, dall’altra mi sento comunque sempre più fortunata, ad avere il privilegio di poter vantare nella mia vita una cosa talmente grande e intensa, da essere diventata CASA nel senso più profondo che questa parola può avere.
Perché per quanto assurdo, è così.
Quando qualcuno dice “nessun posto è come casa”, io penso sempre ad un palco con Marco sopra. Alle transenne con noi 5 uno accanto all’altro. E questa sarà, per me, sempre la cosa più importante e più grande per cui dovrò dire grazie a Marco.
Per avermi insegnato che, davvero, non importa il posto ma le persone e le circostanze per cui lo vivi.
Per avermi insegnato che anche un paese sperduto in mezzo al nulla può diventare un posto bellissimo quando ci arrivi seguendo il cuore.
Mi porto dentro la notte prima del concerto, per la prima volta nella nuova casa di Marta, per la prima volta in quella stanza che ormai è mia e di Pascal. O meglio, di Pascal e mia!
Mi porto dentro l’abbraccio con Dani, che rimane sempre il mio punto fermo in mezzo a tutto. Anche quando passano i mesi. Anche quando non ci sentiamo. Anche quando la vita ci travolge. So sempre che alla fine la troverò alla mia sinistra a prendermi per mano, a chiedermi se ho cenato e, ovviamente, ad offrirmi un bicchiere di birra!
Mi porto dentro (e anche fuori) i dolori agli addominali e le lacrime agli occhi, perché questo è l’unico modo in cui può finire quando io, Marta, Gino e Valentina ci troviamo insieme per una giornata intera!
Ma, più di tutto, mi porto dentro Marco. Il suo sorriso e la sua felicità nello stare di nuovo sul palco. Mi porto dentro l’emozione palpabile su “Una foto di me e di te”.
Non so se sia normale che dopo tutti questi anni ci siano ancora dei momenti che mi toccano così tanto. Certi sguardi e certe dediche. Ma che sia normale o meno, è l’unica cosa vera che posso dire. Il modo in cui, ogni volta, Marco ci dedica “Il segno che ho di te” mi fa sorridere, ma il modo in cui lo ha fatto a Perfugas, l’orgoglio e l’amore che aveva negli occhi, il “qualcuno lo chiama fan club, ma per me è semplicemente il “WorldPaper, e io vi vedo, vi vedo tutti qui davanti, nelle prime file, e vi voglio bene e questa è solo per voi e per noi”, mi fa stringere il cuore. Perché l’orgoglio con cui guarda noi, è lo stesso con cui noi guardiamo lui. Con cui io guardo Marco da quando ho 13 anni. Ed è assurdo. Sempre assurdo realizzare che Marco è nella mia vita da metà della mia vita. Sempre assurdo ricordare quanto sia cresciuta con Marco. Quante volte lui mi abbia accompagnato senza neanche saperlo. Quante note mi abbiano salvata da giornate incredibilmente nere.
Ripenso a “La destinazione siamo noi” e mi manca il fiato. Mi manca il fiato per quel “andrà tutto bene comunque vada” urlato al mondo e al cielo, credendoci noi e lui, sperandoci insieme. Mi manca il fiato per quel momento, un secondo prima del primo ritornello, in cui ci ha indicato e ci ha passato il microfono per farci urlare LA DESTINAZIONE SIAMO NOI, con una forza nello sguardo e un desiderio che spero, con tutto il cuore, che non sia stato tradito da noi.
Ma forse, tra i momenti più commoventi, ricordo quel piccolo momento dietro il palco. Quel “grazie ragazzi, come sempre”, dritto negli occhi. Con tutta l’onestà, la purezza e semplicità che ho sempre apprezzato di Marco. E aver ritrovato tutte queste cose, ancora una volta, è stato bello. È stata una di quelle cose che non dimentico. È stato nostro, e questo basta.
Non è stato tutto perfetto, inutile negarlo. Ma la verità è che non abbiamo MAI inseguito la perfezione. Ma sempre, sempre, sempre, solo il cuore. E il cuore ci ha sempre portato da te. Il cuore, ancora oggi, ci porta per strade assurde, situazioni paradossali, sole cocente, pioggia (mai che manchi). Il cuore ci porta a casa. E casa sei sempre tu.
O meglio. Casa, quella vera, siamo sempre NOI.
Marta Porru Photographer
Ci portiamo dentro, però, anche un po’ di rammarico, per aver avuto la conferma di quanto sia difficile questo momento. E questo rammarico è la cosa che mi infastidisce di più. La cosa che mi turba di più in assoluto. Sapere che questo cd non stia avendo lo spazio che meritava per motivi lontani dalla musica e lontani da Marco mi crea un malessere e un fastidio che vorrei poter spiegare. E allora l’unica cosa che spero è che, una volta passata la tempesta, perché la tempesta passerà, tu possa riprenderti tutto ciò che ti è stato tolto negli ultimi mesi. Non solo a livello musicale, ma forse soprattutto, in questo caso, a livello umano. Perché dopo 12 anni che vivi un artista nel modo in cui lo abbiamo fatto noi, è impossibile che una cosa del genere non diventi un po’ personale anche per noi.
Non so quanto ci vorrà, ma se posso fare una cosa è prometterti che quando il cielo tornerà sereno, noi saremo ancora lì. Ancora più forti. Ancora più noi.
Grazie, per averci regalato un altro ricordo da custodire gelosamente.
Non so se sarà l’unica data di questo tour a cui prenderò parte. Il pensiero mi lascia con l’amaro in bocca se penso a quanto abbiamo viaggiato lo scorso anno.
Ma so, per certo, che ci troveremo presto di nuovo.
E ci sentiremo
Una
Cosa
Sola.
Per sempre.
Giulia.

giovedì 25 aprile 2019

La destinazione siamo noi

Quando ho saputo di questa data ho pensato subito di partecipare, in quanto sarei stata a Roma per una visita, mi sarebbe bastato organizzarmi con le super fan romane e così ho fatto.
Tutto organizzato nei dettagli, ma avete presente quelle giornate che iniziano storte dal suono della sveglia? Ecco il 13 Aprile per me è stata una di quelle giornate: abbiamo fatto 3 volte il giro dell'aeroporto perché non riuscivamo a trovare il parcheggio, nonostante con mia madre siamo abituate ormai a viaggiare, sembrava una scena “fantozziana”; atterriamo a Roma e perdiamo la prima navetta, quindi tardiamo sulla tabella di marcia e non possiamo andare a fare il check-in al B&B altrimenti saremo arrivate tardi alla visita; indovinate un po'? Il professore è in ritardo mostruoso con gli appuntamenti e mi visita ben 2 ore dopo il previsto. Cerchiamo di non perderci d’animo e andiamo di corsa al B&B a posare le valigie,(non vi sto neanche a dire le difficoltà nel trovare un posto dove dormire) ma la nuvoletta di Fantozzi” è sempre in agguato! Infatti nonostante il navigatore attivo ci perdiamo , avviso le mie amiche che facciamo tardi e “come ciliegina sulla torta” inizia a piovere, non riusciamo a trovare nemmeno un taxi che ci porti in tempi rapidi al punto di partenza del “Cartabus” , cercavo di comunicare ai miei amici di non aspettarci perché non saremo mai riuscite ad arrivare in tempo, ma neanche questa operazione mi riusciva semplice dato che la pioggia bagnava il mio telefono. Dopo alcuni tentativi riesco a mandare una nota vocale dicendo: “andate io non riesco a raggiungervi”. Con mio immenso dispiacere il bus parte senza di me . E' difficile descrivere il mio stato d’animo in quel momento : delusione, rabbia, rassegnazione; d’altronde niente è andato come doveva andare perdere il bus era praticamente scontato, pensavo tra me e me…. Intanto mia madre andava verso la stazione e io ricevevo messaggi nei quali leggevo quanto erano dispiaciti per non averci potuto aspettare….. a quel punto sbotto e urlo a mia madre “ Mi spieghi dove stiamo andando? ci stiamo bagnando torniamo al B&B! Oltre il danno anche la beffa pensavo ….. mi risponde come se fosse la cosa più naturale del mondo:”Stiamo andando in stazione per capire se riusciamo ad arrivare a Castelraimondo in treno” potete immaginare la mia faccia, bocca spalancata completamente incredula …… mi riprendo un attimo e le dico: “ma avremo dovuto prenotare l’assistenza con 24 ore di anticipo” lei dice “ Giò lo so ma facciamo un tentativo, magari questa sarà la prima cosa che ci va bene oggi, male che vada adiamo a dormire un po' visto che siamo in piedi dalle 4.00 e poi ci facciamo un giretto per Roma ….ora stai zitta e lasciami fare! Normalmente quel stai zitta mi avrebbe fatto infuriare ma in quel momento avrei voluto abbracciarla forte in mezzo alla strada e sottovoce ho detto :” Eh chi fiata più!”.
Arriviamo alla Sala Blu (la sala che si occupa della assistenza dei disabili per quanto riguarda la salita e discesa dai treni) ed è mia madre a parlare con l’operatore perché io non riuscivo a connettere tra loro i due neuroni rimasti nel mio cervello .

Mamma inizia dicendo: “Buongiorno noi vorremo fare un tentativo se è possibile bene altrimenti pazienza”;
Operatore: “mi dica signora”;
Mamma: noi dobbiamo arrivare a Camerino precisamente a Castelraimondo stasera;
Operatore: “stasera ha detto ? Avrebbe dovuto prenotare con 72 due ore di anticipo mi sta chiedendo di arrivare in piccolissime stazioni dove gli addetti alle assistenze non sono operativi tutti i giorni come qui a Roma, ma soltanto a chiamata”;
Mamma: “lo sappiamo noi avremo dovuto prendere un bus privato che per una serie di vicissitudini abbiamo perso , la prego faccia un tentativo."
operatore ci presenta una serie di soluzioni ma poi ci dice: “ quella più plausibile mi sembra quella di prendere il treno delle 15. 38 per Fabriano arrivereste in stazione alle 18.00 poi dovreste prendere un taxi per arrivare a Castelraimondo impiegando 35/40 minuti circa , va bene ?
Io e mamma ci guardiamo negli occhi e in quel momento deve aver letto tutto il mio desiderio di essere presente al concerto e dice: “va bene”
L'operatore dice che doveva verificare la fattibilità con la stazione di Fabriano …… da Fabriano danno l’ok e con la mia più totale incredulità mando un messaggio vocale “ sto per prendere un treno fino a Fabriano e poi arriverò al Lanciano forum con un taxi, non arriverò in tempo per il raduno ma per il concerto ci sarò”
Giò ci stai dicendo che ci raggiungi?” .



Ebbene si, vi ho raggiunti ma, ci ho messo un bel po' a realizzare il tutto, tanto che non so se esteriormente si è visto quanto fossi felice di essere arrivata ..ero frastornata!! Ad accogliermi sono state le persone a me più care in un bellissimo abbraccio “ Giò siamo felici che tu sia qui, ce l’hai fatta! Non sai quanto ci sia dispiaciuto non poterti aspettare!” Non importa ragazzi sono qui!



Ho ripetuto a me stessa almeno un centinaio di volte SONO QUI: mentre abbracciavo i miei amici, mentre ritiravo il mio biglietto, ammirando la nuova gigantografia di Marco, anche durante il concerto, soprattutto durante l’intro e mentre Marco cantava “Io ti Riconosco” e “Una foto di me e di te “ sempre un' emozione sentire le nuove canzoni per la prima volta live.

Ho provato una forte emozione fino alle lacrime anche quando ha cantato la mia canzone “Il Cuore Muove “ sono legatissima a questa canzone mi ci ritrovo la canto e ballo per casa ancora oggi, tante volte con le cuffie alle orecchie...hai trascinato via le mie paure, tante volte mi hai ricordato che la vita cambia giro e ritorna quel respiro che solo amando puoi sentire…. È con il tour il Cuore muove che ho fatto le mie prime “trasferte”….. 
E lei la mia mamma lo sa che questa è la mia canzone e se fino a quel momento non seguiva il concerto vicino a me mi si avvicina e mi trova con gli occhi lucidi mi stringe la mano e prova a cantare insieme a me poi mi dice “lo sapevo che ti saresti commossa”. Beh scusatemi ma è proprio il caso di dire che quel giorno il cuore ha mosso mari e monti!

E stato bellissimo ritrovaci tutti insieme uniti e pronti a vivere tutto ciò che ci riserverà questo nuovo tour, uniti nelle cose più semplici e simpatiche, ma anche nelle cose importanti .

Non ti lasceremo mai Marco tranquillo ormai non solo tra noi e te c’è un legame che non si può spiegare ma anche tra noi fan ci sono dei legami indissolubili… noi ci siamo e ci saremo sempre

GIORGIA

Per le foto Marta Porru

domenica 4 novembre 2018

Una storia di me e di te




Il brano che ci è stato regalato è un tesoro prezioso, che ci fa entrare nella mente di un bambino di sette anni, un’età in cui, chiunque di noi, accumula nella testa mille e più domande che attendono con curiosità altrettante risposte.  Si parla di sogni, quelli che da bambini ci riempiono le giornate e che spesso ci portiamo dietro fino a quando non diventiamo “grandi”. I sogni che possono essere tanto grandi quanto l’immaginazione, ma che sono talmente delicati che basta un secondo, un soffio di vento, per poterli perdere.

Marta.
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Caro Marco,
anche io, come te, anni fa affrontato questa situazione dichiarando alla mia famiglia e chi mi stava vicino chi realmente fossi. 
Una foto di me e di te, il tuo ultimo singolo, una canzone intimista, sincera, leale e autentica è una lettera d'amore verso sè stessi.
Sui social leggo commenti sul tuo comung out e mi chiedo, se noi omosessuali in primis, ci critichiamo piuttosto che sostenerci a vicenda, come potremmo mai cambiare le cose e pretendere che la società ci guardi in maniera diversa?

Giuseppe
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Pensavo che l'ultima ospitata sarebbe stata come le precedenti, poi hai iniziato  parlare e hai detto: "L'HO DETTO".
Avevo solo 11 anni quando il mio cuore ti ha scelto e non capivo il perchè certa gente dovesse associare la parola "gay" ad un semplice nome e nulla più.
Oggi ho 22 anni e dico che ognuno debba avere il diritto di potersi scegliere.
Non è vero che siete sbagliati.
Prendete per mano la persona che amate, fatelo come se intorno a voi non ci fosse nessuno.


Sara
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Dopo l’uscita del singolo “una foto di te e di me” di Marco Carta e il suo coming out in diretta nazionale,  ho letto molti  commenti dove gli si da del  “coraggioso”.  Questo non mi trova d’accordo perché penso che viviamo in una società dove un ragazzo per parlare del suo amore non debba trovare il coraggio, non debba “sperare” di non essere etichettato, non debba “sperare” di essere accettato.
Però, seppur sbagliato di base perché tutto dovrebbe essere naturale, oggi mi sento di dire  SI , Marco ha avuto coraggio laddove non avrebbe dovuto  averne.

Mary
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Se saprai starmi vicino e sapremo essere diversi, se il sole illuminerà entrambi senza che le nostre ombre si sovrappongano, se riusciremo ad essere "noi" in mezzo al mondo e insieme al mondo piangere, ridere, vivere. 
Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo e non il ricordo di ciò che eravamo, se sapremo darci l'un l'altro senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo se il tuo corpo canterà con il mio perchè è gioia
Allora sarà amore e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

Giovanna
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28/10/2018
Un giorno importante per te, così come per me..."il primo bacio che mi ha lasciato senza respiro, il primo bacio che ho dato a un ragazzo che ho amato, l'ho detto"...quando hai pronunciato queste parole ho provato una sensazione di libertà indescrivibile, quasi pari alla tua, perché finalmente ho letto nei tuoi occhi la felicità, quella vera...ti auguro davvero tutta la felicità di questo mondo, perché te la meriti, forse più di chiunque altro...auguro a tutti di trovare il coraggio che hai avuto tutto e di non avere mai paura di essere se stessi...
Sappi, Marco, che io ci sarò sempre, con affetto, Giulia

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Guardando la TV quella domenica ho visto gli occhi di un ragazzo inizialmente spaventati e timidi, ma poi, dopo aver dichiarato chi il suo cuore amasse, li ho ritrovati questi suoi occhi , liberi e felici. Sono stata sommersa da grandi emozioni: felicità, ammirazione , orgoglio. Marco sei la mia conferma, sei un esempio di vita, sei tanto ma tanto inspiegabilmente grande!
Sei libero di amare finalmente, non posso che ringraziare questa persona per averti reso così felice, così vivo e così pieno d'amore da trasmetterlo anche a noi.

Katia
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Con il tempo anche io ho imparato ad accettarmi. Tanto bullismo, tanto dolore, tanta infelicità. Pensare perfino di farla finita. Poi all'improvviso mi sono fermato e, come dice la canzone, mi sono guardato allo specchio e mi sono accettato.
Ora mi sento libero di raccontare me stesso anche nei miei quadri.
Siamo come tutti gli altri e oggi sono fiero di me e lo sarò sempre di più.

Mattia
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Quando ti leghi a qualcuno per varie ragioni impari a conoscere la persona, il suo animo, la sua personalità.
In questi 11 anni avevo capito che Marco amava qualcuno uguale a lui, ma purtroppo viviamo in un mondo dove non tutti accettano, in un mondo pieno di pregiudizi e magari si ha paura di esprimersi e si resta nascosti.
Finalmente Marco ha avuto quel coraggio che tutti dovrebbero prendere d'esempio.
nel suo ultimo singolo ha detto a cuore libero e alla luce del sole chi è lui oggi, e ciò che prova amando senza più paura di essere giudicato.

Rossana
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Nel 2010 grazie a questo blog ho preso per la prima volta un aereo da sola, per andare a conoscere delle persone che ancora oggi fanno parte della mia vita, per la prima volta ho deciso di voler andare in un posto da sola a fare qualcosa che mi piace, in autonomia; quel posto è stato lo "Zoo Marine", per assistere al concerto di Marco Carta.
Da allora mi sono aggrappata alla transenna, ho cantato e ballato come una matta, riempendomi di coriandoli, sporcandomi con gli holi colors, indossando maschere per il mare.
Come potrebbe ora cambiare tutto questo? Come potrei rinunciare alla voglia di fare pazzie per riprovare ancora queste emozioni?
Ve lo dico io, non posso e non voglio.

Giorgia
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Ora, a distanza di tutti questi anni, sono più grande ed ho due bambini. Qualche domenica fa erano con me
davanti alla TV ad ascoltare Marco.
A fine intervista chiedo a mia figlia di sette anni, proprio come quel bambino che aspettava sulle scale, che cosa avesse capito dalle parole di Marco. Lei risponde che a dire la verità non ha capito granché. Avrei potuto dire che Marco aveva presentato la nuova canzone e che questa sarebbe stata addirittura più bella delle altre ma non ho voluto far finta di niente, gli occhi di Marco non meritavano questo, tanto meno il suo gesto.
Grazie a lui e alle sue parole ho potuto spiegare ad una bambina di sette anni (l'altro ancora è piccino) che esistono tanti modi di volersi bene e di amare.
Alessandra
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Non sai quanto sia bello vederti così felice con un sorriso a 54 denti. Finalmente Libero!! Forse un po' ti invidio anche perché io quella libertà non l'ho mai provata completamente. Anche io sto con una ragazza da un anno e poco più, avendo sempre il pensiero di aver dato una grande delusione ai miei, perché vedo dagli occhi di mia madre che accetta questo ma dentro di lei spererebbe altro. A volta mi sento "una figlia diversa" come dici tu nel singolo, proprio per questo motivo. Spero un giorno di riuscire a sentirmi libera come te. Sono fiera di te e non sai quanto, non immagini quanto ti voglio bene e quanto fai da sempre parte della mia vita! Questo singolo è speciale e, forse, lo sento anche un po' mio.

Valentina
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E poi, me lo immagino, magari tornare a casa subito dopo, e dire che invece si, sono innamorato. Invece sì, ho tutto il tempo del mondo per amare. Voglio amare qui e adesso. 
Immagino anche saluti da lontano, troppo lontano. Lontano da chi parla spesso e male.
E poi ricordo, la faccia di Marco durante i concerti, quando il genio del giorno, decideva di dovergli urlare contro qualche offesa. Ricordo: “questa è per tutti gli innamorati. Anche io.”
Ricordo vederlo posizionato in un punto preciso del palco, guardare in basso e cantare: “Sai, mi sono innamorato di te, da quando mi hai guardato per caso.” 
Ama Marco, vivi e sentiti libero. 
Quella libertà che ti è mancata.
Quella che qualcuno voleva calpestare con i piedi. 
Quella che, fin quanto ce l’hai, non sai quanto sia devastante perderla. 
E no, non hai più 16 anni. Ma comportati da tale. Scegli un film a caso, e corri al cinema. 
Tanto al cinema, quando si è liberi, i films  non si guardano neanche. 
Silvia

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Senza togliere niente alle altre tue canzoni perché ognuna ha un posto e un significato diverso nel mio cuore #unafotodimeedite e emozionante . Sei riuscito a raccontare 2 temi forti con una delicatezza pazzesca e poi la tua voce protagonista indiscussa che lascia brividi  e batticuori è un connubio perfetto ben fatto Paper orogoglio infinito per te.

Grazia 

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E' passato quasi un mese dal coming out di Marco, un mese in cui ho ascoltato non so nemmeno io quante volte il suo nuovo singolo “Una foto di me e di te”. Il brano tratta, sovrapponendoli, due aspetti fondamentali del vissuto di Marco : l’assenza del padre mai conosciuto e la sua omosessualità fino ad oggi nascosta. Più ascolto la canzone e più capisco quanto deve essere stato duro per lui portarsi dentro per anni questi fardelli, senza avere la possibilità di capire i perché del padre e senza poter esternare l’emozione di amare. E' impensabile che ancora oggi ci si debba vergognare o nascondere per il proprio orientamento sessuale, che si facciano distinzioni tra etero e omosessuali. L'omosessualità esiste da sempre , in tutti i luoghi del mondo e in tutti i tipi di famiglie. E se si pensa che solo il rapporto tra uomo e donna sia "naturale" è perché solo questo tipo di rapporto è finalizzato alla riproduzione, ma non si deve dimenticare, anzi va rimarcato che , per le relazioni di coppia, le finalità ultime sono il piacere e l'amore, in ogni caso. Sarebbe bello vivere in una società civile e moderna in cui ognuno può esprimere liberamente e naturalmente le proprie inclinazioni , ma sappiamo che la strada è ancora lunga. Marco ha lanciato un messaggio importante per tutte quelle persone che ancora vivono in ombra con la paura di non essere accettati o addirittura rifiutati persino dalle loro stesse famiglie. Con questa canzone racconta la propria storia senza filtri, un brano che rappresenta il vissuto di tanti che potrebbero trarre forza per essere finalmente se stessi , non sbagliati, non diversi, semplicemente umani.
Daniela

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E no Marco,

non è assolutamente vero che sei sbagliato.
E invece sì,
è vero che hai fatto davvero tutto con le tue gambe.
E sono infinitamente orgogliosa di te, per questo.
Ed è finalmente arrivato il momento di alzarti da quelle scale, smettere di aspettare.
E io non lo so se nevicherà, ma so che sarai più leggero.
E forse questo per ora basta.
A presto Cartino. Che tanto lo sai che ci trovi sempre qui.
Sempre e Per Sempre.
Giulia.
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